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Da Laureato disoccupato a neo imprenditore

7 punti essenziali per avviare un nuovo business in Italia

 

Secondo un'indagine Istat del 2010 risulta che solo il 30% dei laureati trova un lavoro continuativo e stabile subito dopo la laurea, il 45% dopo 1 anno ed il 60% dopo 3 anni. Se poi si osserva la qualità del lavoro intrapreso, solo il 49% degli intervistati dichiara di assumere un ruolo gratificante e soprattutto coerente con il proprio percorso di studi (Fonte ISTAT 2011). Molti, soprattutto nei primi anni dopo la laurea, si accontentano di un lavoro di gran lunga al di sotto delle proprie capacità, come in call-center, addetti nei bar, o impiegati di segreteria, pur di lavorare. La disoccupazione in Italia si aggira intorno al 9% per il 2010 e secondo le previsioni la situazione non cambierà di molto neanche per il 2011. Allora come possono fare i giovani per entrare nel mondo del lavoro e mostrare le proprie reali capacità? Il punto è che la società italiana è cambiata, i bisogni sono aumentati e sono diversi rispetto al passato, quando la gente si accontentava più facilmente di un posto di lavoro qualsiasi perchè non era qualificata per fare altro. Oggi invece abbiamo più giovani acculturati che giustamente non sono disposti a ricoprire un posto di lavoro generico con un basso livello di qualifica come operaio, operatori call-center, agricoltori, ecc.. seppur onesto e rispettoso, perchè hanno investito nella loro formazione con anni di studi e sacrifici. La politica dal canto suo sembra non riesca a dare le giuste risposte ai milioni di giovani italiani che vogliono qualcosa di più per il loro futuro cercando a volte una sorta di forma di riscatto sociale. Allora stage, contratti a progetto, a tempo determinato, ecc... alla fine spesso si trasformano solo in un amaro senso di sconfitta quando ci si vede mandati a casa perchè il contratto è scaduto e non più rinnovato.

Allora, se fino a qualche anno fa l'obiettivo suggerito dai genitori ai propri figli ora neolaureati poteva essere quello di ricerca un posto da dipendente in una grande azienda privata, oggi questa alternativa sembra non essere più realizzabile in Italia. Allora, cosa può fare un laureato per trovare la soddisfazione professionale nel suo posto di lavoro? Le alternative sono due:

1)       Cercare un posto pubblico: in effetti l'impiego pubblico permette alle persone più meritevoli, più qualificate e con più titoli di fare carriera (com'è giusto che sia, o almeno così come dovrebbe essere....). Il problema è che la domanda supera l'offerta, ovvero i giovani laureati sono sempre di più, mentre invece le casse dello stato sono sempre più povere e di conseguenza speranze in un posto pubblico ormai sono quasi un lontano miraggio.

2)       Diventare imprenditore: avviare un'impresa è il modo migliore per dimostrare tutte le nostre capacità. Infatti per creare un'impresa di successo bisogna essere dinamici, creativi, rivolti al problem-solving, autonomi e capaci di sopportare lo stress. Se ci pensate bene sono le stesse caratteristiche richieste per un lavoro da dipendente, con la sola differenza che le soddisfazioni sono di gran lunga superiori ed il lavoro è molto più stimolante: possiamo decidere noi quali saranno le nostre mansioni e come sarà il lavoro della nostra vita, scegliendo di fare ciò che ci piace e più ci aggrada con ritorni economici che possono dipendono unicamente dalla nostra bravura.

 

La vera differenza tra l'attuale società italiana e quella dei paesi più industrializzati d'europa, ma anche rispetto ai grandi Stati Uniti d'America o al Giappone, sta proprio nelle più spiccate capacità imprenditoriali dei giovani: infatti osservando l'America ed il Nord Europa ci accorgiamo che essi hanno tantissimi servizi avanzati di ogni tipo e genere, tecnologie, opportunità e meraviglie di ogni tipo che Italia spesso non ha ancora.

Ma come mai? Il vero fulcro attorno a cui ruota tutto è che in questi paesi le opportunità nascono perchè “la gente è in grado di crearsele”, cioè è attiva e non passiva. In America e nel Nord Europa, la gente non ha paura di buttarsi e fare impresa, e la creatività non gli manca. E' questo il motivo per cui gli stati Americani e del Nord Europa progrediscono in modo molto più veloce rispetto all'Italia ed hanno maggiori e migliori prodotti e servizi. Ecco perchè le multinazionali testano e lanciano i loro prodotti prima in America, in Giappone, nel Nord Europa e poi nel resto del mondo (Italia tra le ultime). Ed è per questo che l'Italia ha un divario tecnologico rispetto all'America di almeno 15 anni. Non dimentichiamoci che gli imprenditori sono quelli che portano innovazione, che creano i servizi ed i prodotti e li portano nelle nostre case. Gli imprenditori sono quelli che permettono ad una società civile di progredire, portando innovazione e posti di lavoro. Non dimentichiamoci che se non nascono imprese, non ci sarà mai lavoro per nessuno.....

                Questo la Comunità Europea lo ha capito bene, emanando una serie di direttive, recepite dai vari stati membri e stanziando ogni anno diversi milioni di euro a favore della nascita di nuove imprese, soprattutto nei territori più svantaggiati come la Regione Puglia ed a favore dei giovani. Anche l'Italia e la Regione Puglia hanno recepito queste direttive con il D.lgs 185/2000 e con il Regolamento n.6 della Regione Puglia che permettono ai giovani italiani di usufruire di un aiuto economico e finanziario per mettersi in gioco e mostrare tutto il loro talento e le loro capacità, invece di stare a piangersi addosso con le mani in mano perchè non c'è lavoro. Oggi i giovani devono rendersi conto che le possibilità di lavorare ci sono, ma solo per chi sa' attivarsi, cioè solo per chi si muove ed agisce, per chi spreme le meningi e sfrutta la propria creatività per creare un nuovo prodotto o un nuovo servizio, o per migliorarne uno già esistente. L'importante è attivarsi e fare qualcosa di concreto per il proprio futuro senza aspettare che sia qualcun altro a darci qualcosa che ci spetta di diritto: un posto di lavoro che in realtà possiamo crearci da soli!

                Avviare una piccola attività non è mai stato così semplice: grazie alle due leggi prima citate, il D.lgs 185/2000 ed il Regolamento n. 6 della Regione Puglia, oggi anche i giovani disoccupati, che non hanno risparmi e non provengono da famiglie benestanti, possono avviare un'impresa e fare il loro primo investimento.

Ma la domanda allora diventa: se i soldi non sono un problema (perchè ce li da lo stato), perchè allora ci sono tanti disoccupati? E' semplice! Perchè i giovani italiani hanno paura e non hanno creatività!

E' inutile starci a girare in tondo: statistiche ufficiali Istat, studi universitari, dichiarazioni del governo, alla fine non fanno altro che giustificare un popolo di giovani che non riesce a trovare idee e soluzioni innovative neanche per se stessi, ma che aspettano soltanto che ci sia qualcuno che provveda per loro come hanno fatto in passato i loro genitori quando era bambini. L'unica cosa che sanno fare è qualificarsi, accatastando titoli su titoli che spesso sono tutta teoria e niente pratica.

Avviare un'impresa in se è una un operazione sostanzialmente facile: basta affidarsi ad un buon consulente (commercialista) che ci spiegherà tutti gli adempimenti burocratici necessari ed il gioco è fatto; la parte difficile invece è trovare l'idea giusta e soprattutto la forza per attivarsi ed agire per renderla concreta.

Il presente lavoro non vuole essere solo uno dei tanti studi che analizzano la situazione attuale senza dare nessun proposta o suggerimenti, ma cercheremo di essere attivi e propositivi elencando di seguito alcuni brevi consigli rivolti ai tanti giovani smaniosi di mettersi in gioco e con la voglia di “inventarsi” il proprio posto di lavoro.

 

Consigli utili per creare una nuova impresa

 

Punto 1. Fatti venire un'idea

Il primo passo è quello di farsi venire un'idea.….

Farsi venire un’idea brillante ed innovativa spesso è il risultato di un percorso di pensiero creativo. Bisogna prima di tutto stabilire un mercato a cui riferirsi ed analizzando i bisogni e le esigenze insoddisfatte per cercare delle soluzioni in modo creativo. Non è semplice! Ma si può fare….. Se non riteniamo di essere delle persone creative, non è un problema perché il più delle volte le occasioni si presentano palesemente sotto i nostri occhi, ma siamo noi che non sappiamo riconoscerle: delle volte il passo è breve dal trasformare un hobby o una passione, oppure la nostre semplice esperienze lavorative precedenti, in un’opportunità i business. Basta porsi le domande giuste: cosa mi piace fare? In cosa sono bravo? Cosa mi appassiona di più? Cosa so’ fare? Oppure cosa mi piacerebbe fare? Nella risposta a queste domande si trova la chiave del nuovo business.

 

Punto 2. Verifica il mercato

Trovata l’idea, fate un piccolo sondaggio e verificate se effettivamente c’è richiesta del prodotto/servizio che volete offrire. Oggi esiste internet: usatelo! Se la risposta è affermativa, passate al punto successivo.

 

Punto 3. Valutate il margine di guadagno

A questo punto bisogna verificare la sostenibilità del nostro nuovo business. Cosa vuol dire? Vuol dire semplicemente fare due conti e verificare che le entrate che ci aspettiamo dalla vendita del nostro prodotto/servizio siano superiori ai costi che sosterremo, permettendoci di ricavarne un guadagno. Un errore comune è quello di confondere il FATTURATO con il GUADAGNO: sono due concetti profondamente differenti. Il fatturato rappresenterà tutti gli incassi ed i soldi che ricaveremo dalle vendite, mentre il GUADAGNO è quello che ci resta togliendo le SPESE dal FATTURATO. E’ chiaro quindi che se dai nostri calcoli ci accorgiamo che pur lavorando non abbiamo un buon margine di GUADAGNO (detto UTILE) allora vuol dire che il nostro business va rivisto perché così non va... Cambiate fornitore di materie prime, cercatene uno più economico, organizzate meglio la vostra attività, cercate altre soluzioni o abbandonate l’idea e cercatene un’altra.

 

Punto 4. Attorniati di esperti

A questo punto cosa abbiamo ottenuto? Abbiamo un’idea di prodotto/servizio, abbiamo verificato che c’è richiesta ed abbiamo verificato che si può guadagnare da questa idea. Ora bisogna trovare un aiuto.

Un’altre errore comune degli imprenditori alle prime armi è quello di cercare di fare tutto con “fai da te”. Bisogna capire che “Non possiamo fare tutto da soli” ma che abbiamo bisogno di attorniarci di validi esperti per la gestione della nostra impresa. La definizione di azienda è “il complesso di risorse organizzate dall'imprenditore al fine di ottenere un lucro”: per risorse si intendono quindi beni e persone che vengono organizzate dall'imprenditore per offrire un prodotto o un servizio al fine di trarne un guadagno. Perciò si capisce da subito che un'azienda è un un'organizzazione complessa ed è importante imparare a servirsi dei consulenti e professionisti esperti a cui delegare tutto ciò che non riguarda l'attività principale dell'azienda stessa (es. Adempimenti burocratici riguardanti le tasse al commercialista, per l'edilizia all'ingegnere, per la cause all'avvocato, ecc...) e che noi non siamo capaci di fare. Il commercialista è la prima figura da contattare perchè ci spiegherà tutti i primi adempimenti amministrativi da seguire per creare la nostra attività. Imparate a concentrarvi solo sull'attività principale della vostra azienda ed a delegare tutto il resto che invece può distogliervi e farvi perdere tempo, e siate contenti di pagare qualcuno per farlo. Sarete più organizzati e più efficienti con maggiori possibilità di successo per la vostra impresa.

 

Punto 5. Calcola l'investimento iniziale

Prima di accedere agli incentivi a fondo perduto previsti dalle leggi italiane su citate, è necessario un minimo di programmazione finanziaria dell'investimento. Il primo passo è quello di procurarsi tutti i preventivi di spesa di tutto ciò che serve per mettere in piedi l’azienda (es. attrezzature, macchinari, impianti, ecc…). Questo ci permetterà di conoscere con precisione l'ammontare totale del nostro investimento. Cifra importantissima che permetterà di fare tutte le considerazioni successive sulla convenienza e fattibilità del progetto.

 

Punto 6. Analizza le spese di gestione

Una volta calcolato l'investimento iniziale necessario per avviare la nostra attività, bisogna valutare le effettive possibilità di successo della nostra idea. Ma come si fa? Per farlo bisogna creare un Business Plan. Il business plan non è altro che un documento in grado di rispondere alle domande più importanti che ci si deve porre prima di investire dei soldi in una nuova idea imprenditoriale. In parte abbiamo già trovato qualche risposta nei punti precedenti, ma ora è il momento di analizzarli più a fondo. Imparate a non fare l'errore più comune tra gli imprenditori inesperti, cioè di investire i soldi per creare un prodotto prima di verificare se c'è qualcuno che lo vuole e soprattuto se conviene produrlo.

Un businessplan valido è un documento piuttosto complesso da realizzare ed il consiglio è quello di affidarsi ad un esperto consulente finanziario, specializzato in finanza aziendale, che possa assistervi allo stesso modo come fa un avvocato in tribunale o un ingegnere per progettare la vostra casa. Come abbiamo detto prima, l'impresa è un insieme complesso di beni e persone organizzate dall'imprenditore; questo vuol dire che non potete pensare di gestire tutto da soli nella vostra impresa, perchè sarete destinati ad un misero fallimento. Imparate a delegare i compiti ed affidatevi a persone che sono in grado di risolvere i vostri problemi dietro compenso, in modo da lasciarvi il tempo di concentrarvi sull'attività principale, vera e propria della vostra azienda. Per una consulenza online sulla realizzazione di un buon business plan per la vostra idea potete visitare il nostro sito www.consulenzacarrozzo.it.

Ciò non toglie che un business plan rudimentale, giusto per avere un'idea più concreta di quello che stiamo facendo, lo possiamo fare anche da soli: si tratta di rispondere semplicemente alle seguenti domande:

1)       Quanti e quali prodotti/servizi voglio produrre/offrire?

2)       Chi sono i miei potenziali clienti?

3)       Chi e quanti sono i miei concorrenti?

4)       Quali sono i miei costi fissi?

5)       Quali sono i miei costi variabili, ovvero i costi diretti di ogni singolo prodotto? quali margini di guadagno mi danno? Quale sarà la quantità minima da vendere (e non da produrre) per coprire almeno i costi fissi? È un obiettivo raggiungibile?

6)       In che modo posso raggiungere efficacemente i miei potenziali clienti?

 

Rispondendo a queste apparentemente semplici domande, in realtà chiariremo a noi stessi se effettivamente l'idea che abbiamo avuto è buona oppure no, analizzando a fondo il nostro business proprio come fanno i grandi manager. Se le risposte alle domande precedenti ci soddisfano, allora è arrivato il momento di trovarvi un consulente di finanza aziendale.

 

Punto 7. Trova un bravo consulente finanziario

L'ultimo punto è quello di trovare un consulente finanziario esperto in finanza aziendale che sia in grado di analizzare a fondo la vostra idea e consigliarvi nella scelta e nella ricerca delle migliori fonti di finanziamento per la vostra idea. Non dimentichiamoci che gli incentivi a fondo perduto della comunità europea non vengono dati a pioggia, cioè indistintamente a chiunque ne faccia domanda, perchè sarebbe poco efficace ed un'inutile spreco di denaro pubblico. Ma invece i soldi vengono dati alle idee che sono meritevoli di essere sostenute. Per tanto non si valuteranno le garanzie di rimborso che il richiedente può offrire, come normalmente fanno tutte le banche, ma si valuta unicamente la bontà dell'idea proposta. Se l'idea è valida ed ha effettivamente concrete possibilità di diventare un'azienda di successo, allora verrà finanziata, altrimenti no. Per questo motivo non pensate al solito negozietto di abbigliamento, perchè l'abbigliamento in Italia non va più da anni e non verrà finanziato mai da nessuno: infatti sono ormai quasi 10 anni che subiamo la pressante concorrenza cinese nel settore dell'abbigliamento che riesce a fare prezzi notevolmente inferiori rispetto ai commercianti italiani. L'unico segmento di mercato nel settore dell'abbigliamento che rimane in pista è soltanto quello dell'abbigliamento di lusso italiano, solo perchè apprezzato anche all'estero. Per tanto siate creativi e seguite i consigli del punto 1 per creare un'idea vincente.

Per una consulenza finanziaria gratuita on-line sulle possibilità di finanziamento a fondo perduto da parte della comunità europea per la vostra idea potete visitare il nostro sito web www.consulenzacarrozzo.it. Visitate la pagina “prodotti e servizi” dove potrete trovare numerose risorse ed informazioni gratuite su come accedere ai finanziamenti a fondo perduto per l’avvio di nuove attività o l’espansione di quelle già esistenti.

Individuata la legge, o il prodotto finanziario che fa al caso vostro, non vi rimane altro che presentare la richiesta ed iniziare la vostra avventura. Buone fortuna ed in bocca al lupo!

 

Dott. Carrrozzo Pasquale

Consulente esperto in finanza d'azienda

Studio di Consulenza Carrozzo

Web: www.consulenzacarrozzo.it

Email: info@consulenzacarrozzo.it

 

 

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